Cenni storici
Il Museo Agricolo è ospitato nel complesso dell’ex Convento dell’Ordine dei Servi di Maria, nelle cantine sottostanti l’attuale casa parrocchiale.
La raccolta è nata nel gennaio 1996 grazie ad alcune donazioni e all’impegno di volontari che hanno recuperato, nelle cascine della zona, nelle cantine e nelle soffitte di vecchie abitazioni, un consistente numero di oggetti di uso domestico e di attrezzi artigianali e agricoli, utilizzati per l’allevamento di animali, per la viticultura e la vinificazione. Lo scopo per cui era nato il museo era quello di offrire al visitatore un tuffo nel passato: memoria per coloro che ne hanno fatto parte, e storia per i più giovani.
Ultimamente, grazie ad un generoso lascito, il museo si è arricchito di un consistente numero di antichi volumi che documentano la storia e la tecnica dell’agricoltura padana dei secoli scorsi.
Attualmente è in corso, sotto l’esperta direzione del professor Giacomo Bassi, un lavoro di ristrutturazione e di riprogettazione dell’area museale, lavoro che fa parte di un vero progetto di “riappropriazione” della dimensione umana e territoriale di quell’area del Lodigiano che si trova in riva all’Adda. Il tema “dal lavoro dei campi: bonum comedere” è indicativo del percorso che il museo si propone, la storia di un ciclo fondamentale e vitale per l’uomo: dall’agricoltura alla produzione di cibo per l’alimentazione.
Criteri espositivi e Itinerario di visita
Si accede al Museo attraverso due ingressi, di cui il principale è la porta di entrata dell’ex convento.
Sopra il portone è ancora visibile una lunetta in ferro battuto che porta l’insegna dei Servi di Maria.
Dall’interno dell’atrio, pregevolmente affrescato, si accede all’ampia cantina con volte a botte, in cui è situato un pozzo di epoca seicentesca, tuttora funzionante. Negli ampi spazi dello scantinato trova posto la preziosa raccolta di attrezzi e oggetti agricoli. Ed ecco esposte trebbiatrici, piccoli aratri, cavalletti da mungitore, un antico trita barbabietole, una lampada ad acetilene, ancora funzionante, un tempo utilizzata durante la caccia notturna alle rane, una bilancia per pesare i bidoni del latte, una zappa dell’Ottocento.
Ogni attrezzo è corredato da didascalie che ne indicano il nome (sia in dialetto che in italiano) e le antiche funzioni.
Nel percorso di visita, è possibile accedere, attraverso un’ala dell’ex chiostro, alla chiesa parrocchiale di origine seicentesca, dedicata a San Bartolomeo Apostolo, che conserva al suo interno, un prezioso coro ligneo intarsiato dell’epoca barocca, un fonte battesimale in marmo bianco del 1588 sovrastato da una copertura lignea settecentesca, la cappella della Madonna Addolorata e dipinti di pregevole fattura.
