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Musei e beni culturali del lodigiano

Pubblicazioni e documenti


IL SISTEMA MUSEALE DEL LODIGIANO. STUDIO PER IL TERRITORIO PROVINCIALE.

Sistemi Museali. Due archetipi in Europa.


ECOMUSEO DI LE CREUSOT/MONCEAU-LES-MINES.



ecomuseo le creusot


L'approccio alla cultura materiale connota i fondamenti teorici dell'ecomuseo, categoria museale radicalmente innovativa sorta in Francia verso la fine degli anni '60, al culmine di un percorso in cui l'approccio agli studi sociali registra, dal folklore di fine '800, un passaggio graduale alla 'cultura materiale'. Il pensiero museografico si apre a una diversa concezione del museo: non si presentano più degli oggetti perché sono belli o perché esaltano dei valori, ma perché traducono un discorso scientifico e socio-economico.
Secondo questa concezione, il museo deve aiutare il visitatore a conoscere il proprio passato per dare forma al proprio avvenire. Questa conoscenza si fonda inestricabilmente sulla lettura del territorio, così che ha senso parlare di ecomusei proprio in quanto si tratta di strutture di promozione culturale geograficamente circoscritte: musei che curano la valorizzazione delle identità locali, dotati di una fisionomia autonoma, ma legati ai contesti di appartenenza da relazioni precise.
Descrivere e testimoniare i connotati di una società significa esaminarne le manifestazioni culturali a tutto campo, e tra queste anche i temi scientifici e tecnici. Tuttavia l'ecomuseo non deve essere assimilato a un centro di cultura scientifica e tecnica: la sua vocazione principale non è quella di divulgare la scienza, ma di utilizzarne le possibilità per la conoscenza e lo sviluppo del suo territorio. Associando la popolazione ai propri programmi, esso la stimola a elaborare una riflessione critica e al contempo le trasmette conoscenza.
L'Ecomuseo di Le Creusot/Montceau-les-Mines si articola in una sede centrale, situata nel Château de la Verrerie a Le Creusot e in sei sedi dislocate nel territorio della comunità, chiamate 'antenne': terminali di una rete che riceve e ritrasmette messaggi in forma di elaborazione culturale, di cui gli abitanti sono al contempo soggetti e fruitori. I sedici comuni che fanno capo all'Ecomuseo sono toccati capillarmente, per esempio con i quattro itinerari di osservazione predisposti; ma l'identità di tutto il territorio è tenuta a bada dal centro di documentazione connesso all'Ecomuseo, dall'Istituto di formazione e ricerca 'Jean Baptiste Dumay' e dal C.R.A.P.A.C. (Centro Nazionale di Ricerca Animazione e Creazione di Arti Plastiche), con sede nel Château de la Verrerie.
Ciò che connota la metodologia dell'Ecomuseo è un capovolgimento dell'ottica del collezionismo, dove alla proprietà legale degli oggetti si contrappone l'appartenenza culturale. Un'idea certo radicale, fondata sui valori della 'partecipazione' e della 'interdisciplinarietà' che, in varie forme e ambiti, hanno profondamente inciso nella cultura occidentale moderna.
L'ecomuseo è davvero la forma-limite del museo, oltre la quale si avverte la sensazione di una destituzione di fondamento dell'idea stessa di ritagliare il mondo entro un ambito artificiale in cui esercitare la conservazione. Ma è al contempo un'idea capace di comporre quel conflitto tra memoria e futuro che è all'origine di molte difficoltà nella conservazione dei beni culturali. Il messaggio è che l'identità di un consesso civile è il frutto di un processo, in cui siamo attori e spettatori al contempo, eredi e demiurghi. La combinazione tra sedi storiche e temi museali cui le sei antenne distaccate di Le Creusot sono destinate, bene illustrano la lettura e l'identificazione che l'Ecomuseo assicura: "La siderurgia nella città" ha sede in un capannone industriale di Le Creusot; "Il canale del centro", alla chiusa di Ecuisses, è dedicato allo sviluppo economico ed ecologico della comunità; "La miniera e gli uomini" è un'esposizione ricavata nel pozzo minerario abbandonato di Blanzy; "Cento anni di scuola", in un edificio scolastico del 1881 a Montceau-les-Mines; "Storia del borgo", nel priorato romanico di Perrecy-les-Forges e infine "La memoria del movimento operaio", in un edificio settecentesco a Saint-Vallier.
Si tratta dunque di un sistema di luoghi unificati dall'Ecomuseo, pure nella diversità dei soggetti presenti nella comunità. Ad essi è affidato il carattere aperto e in movimento del museo stesso: essi possiedono isolatamente e congiuntamente il museo e le sue collezioni; partecipano alla sua gestione, all'inventario delle sue ricchezze conosciute e all'animazione; esprimono il loro parere sui programmi; partecipano a ricerche di cui sono al contempo soggetti e oggetti.
L'impostazione museografica dell'Ecomuseo di Le Creusot/Montceau-les-Mines esercita ancora notevoli sollecitazioni. Sebbene ne sia nota la crisi, finanziaria e istituzionale, esso rimane tra gli archetipi di una nuova forma di conservazione, dove la continuità tra oggetto conservato e soggetto che esercita la conservazione è praticata percorrendo al contrario quell'itinerario straniante che usualmente portava alla musealizzazione.

IRONBRIDGE GORGE MUSEUM.



ironbridge museum

Sorge nel 1969 come articolazione decentrata del London Science Museum, che manifestava in questa forma la propria capacità di recepire la riflessione storica sull'industrializzazione in Gran Bretagna, traducendola in divulgazione e promozione di turismo culturale.
Il parco si dispiega nella vallata del fiume Severn, circa quaranta chilometri a nord/ovest di Birmingham e documenta prevalentemente la vita, la cultura, la produzione di quel territorio, saldamente legato alla lavorazione del ferro. Tema portante è la testimonianza di come la società locale sia globalmente mutata da quando la tecnologia del ferro potè essere sviluppata su scala industriale, in particolare con le nuove possibilità aperte dalla produzione della ghisa. I riflessi sono leggibili nel sistema delle infrastrutture di trasporto, di cui il ponte di ferro di Abraham Darby gettato attraverso il fiume Severn (1774-1780) è testimone-chiave; nella produzione e diffusione di attrezzi, utensili e suppellettili in ferro e in ghisa, che un ampio repertorio mostra nel Museo di Coalbrookdale; nella cultura materiale della valle convertita, dall'uso prevalente de legno e della ceramica, tipici della civiltà pre-industriale, all'uso del ferro e derivati anche nel quotidiano. Di tutto ciò Blists Hill, in forma di museo all'aperto, presenta una simulazione al vivo; mentre il China Museum di Coalport espone, nella ex-fabbrica di ceramiche, la tipica produzione locale documentando un'epoca stilistica.
Per la crucialità dell'innovazione tecnologica cui è dedicato, rispetto allo sviluppo industriale dell'Occidente, la valenza di questo museo va oltre il significato locale, divenendo una metafora di quel fondamentale processo.
L'Ironbridge Gorge Museum si estende in un sistema di piccoli ambienti urbani, tratti dagli avvenimenti storici di cui alimenta il ricordo con la sua presenza organizzativa e concentra, nei quattro luoghi elencati, i punti focali della sua complessa tematica. In questo allestimento di scala territoriale, l'obiettivo di testimoniare per mezzo del sito alcuni passaggi fondamentali di questa storia, è spesso soverchiato dalle esigenze di autofinanziamento dell'impresa culturale, con ripercussioni sull'immagine del Museo, da alcuni osservatori giudicata troppo commerciale. L'impresa si è avvalsa, oltre che di risorse pubbliche provenienti dal settore della tutela dei beni culturali, anche di cospicue sponsorizzazioni private e di contributi pubblici per la promozione occupazionale dei giovani.
I limiti denunciati a noi paiono veniali: l'operazione riveste nel complesso un carattere di grande interesse per avere concretamente dimostrato tra i primi in Europa, almeno nell'idea originaria e nella prima gestione, che non è un'inammissibile utopia l'obiettivo della conservazione attiva.

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