Uno dei portati positivi del processo riformatore delle Autonomie Locali varato con la legge 142/90 è che, nel corso dei dieci anni trascorsi, si sono andate consolidando anche in Italia forme organizzate di relazione tra siti e oggetti di interesse storico-culturale, finalmente riflettendo in termini istituzionali (e dunque di forme conseguenti di conservazione, valorizzazione, offerta di servizi) la complessità delle permanenze storiche sul territorio.
Si tratta di un raggiungimento importante, per chi lo legga come uno degli esiti di alcuni decenni di dibattito per lo svecchiamento delle istituzioni preposte ai beni culturali e ambientali: il riconoscimento di pari dignità del contesto e della musealità diffusa, al cospetto dei musei consolidati - grandi pietre miliari in cui si è andata riflettendo indubitabilmente la cultura nazionale.
Per la peculiarità delle loro storie e genesi, i grandi musei della tradizione sette e ottocentesca si sono affermati come individui monumentali, ognuno dotato di fisionomia indipendente e capace di reggersi autonomamente. La loro inclusione in un Sistema di cui essi sono parti, per quanto eminenti, consente di istituire o incentivare un dialogo con le realtà minori che di consueto ne sono oscurate, e di potenziare queste ultime.
La nascita dei "Sistemi museali" va tuttavia ben oltre l'esigenza di coordinare l'attività dei musei esistenti: essa pone le condizioni per creare nuovi modi di proporre la conoscenza e nuovi tagli di lettura della realtà storica.
"Una delle differenze più evidenti tra un museo singolo e un sistema museale è in fondo proprio la capacità di quest'ultimo di ricevere forza dalla integrazione di tante risorse, non solo insite nella specifica attrezzatura culturale, ma anche esterne e radicate nel territorio e di proporsi come uno dei diversi luoghi, non l'unico, della conoscenza di una realtà culturale.
Si dovrà compensare il minore peso specifico della singola attrezzatura facendo riferimento ad un sistema complesso che, in sé e in quanto tale, potrà rispondere ad una domanda più esigente. Ogni singola unità si mostrerà quindi come l'autonoma componente di un insieme politematico e potrà acquistare maggiore valore e più forte significato proprio in relazione a tutte le altre componenti" . (1)
Il museo diffuso è concetto, sebbene di non recente coniazione, tuttavia modernissimo, che si attaglia a una società sempre più disposta a praticare strade originali di acquisizione del sapere, in questo incentivata sia dalla crescente insofferenza alla fruizione massificata e affollata dei "mostri sacri", sia da uno stile di vita che recupera il valore della dimensione individuale oggi supportata dalle tecnologie di rete.
Museo/ sistema contro museo/roccaforte è la contrapposizione attorno a cui si è lavorato dalla metà degli anni '70.
Museo/roccaforte: oggetto di aspre critiche in quanto "...universo di valori assoluti, metastorici, ritagliati per sempre dal contesto che li aveva generati; il museo come mondo a parte, consolidatosi nel tessuto stratificato delle nostre città. Astro di luce propria in una costellazione di servizi pubblici assai rari ed eccezionali; il museo partecipa con sussiego e distacco a quella pedagogia a cui funzionale è la visione di manufatti esemplari; quella stessa funzionalità che si riscontra nella distanza dell'istituzione dalla viva realtà sociale e, limitando il campo all'oggetto museo ottocentesco, l'isolamento stesso di questo singolo dagli altri e dalle altre strutture del tessuto urbano entro il quale è insediato" . (2)
Museo/sistema: "un museo che non può più esaurire il ciclo conservazione-informazione entro le mura di pochi tipi edilizi ripetuti, ma si attesta in capisaldi del territorio, punti nevralgici già riconosciuti tali o per antica storia o per attuale coincidenza con la contemporanea dimensione turistica, gastronomica, geografica, ambientale che fa spesso anche la fortuna dei belvedere, dei Beauregard e Beaubourg" . (3)
Dal 'monumento' al 'documento', dal 'capolavoro' alla 'cultura materiale', dall'architettura aulica alle testimonianze antropiche, dalle capitali dell'arte alle città d'arte minori, dai centri storici ai paesaggi storici al paesaggio tout court; gli anni succedutisi alla Seconda Guerra Mondiale hanno visto riflettersi nell'approccio alla musealità i cambiamenti della società.
La pervasività delle comunicazioni e la globalizzazione delle informazioni stanno veramente realizzando il villaggio globale, facendo emergere dall'ombra dell'anonimato luoghi e realtà fisicamente e culturalmente distanti, avvicinandole ai centri di interesse più consolidati con una potenzialità di penetrazione mai finora posseduta . (4)
Questa potenzialità è a nostro avviso coglibile con lo strumento dei Sistemi Museali, verso un ritrovato riconoscimento dell'identità locale che, se scevro da ingenuità e settarismi, ma improntato all'integrazione, alla rete, può creare proficue sinergie.
I connotati salienti di questa nuova forma del museo sono dunque una capillare diffusione sul territorio di interesse; una forte interrelazione tra le diverse sedi, in termini sia di attività sia di immagine coordinata; una buona visibilità e un efficiente orientamento all'accesso.
Nell'ottica del Sistema le diverse sedi denoteranno la propria appartenenza ad esso non con l'uniformazione e la standardizzazione di tutto, poiché si tratta di realtà che hanno origini e caratteri diversi, ma puntando a coordinare "altri segni e caratteri, alcuni precisabili come oggetti, altri come metodo di ordinamento museale e, se così si può dire, atmosfera generale degli spazi da offrire ai visitatori... Le attività complementari, che costituiscono un necessario momento compensativo rispetto al tempo dell'apprendimento e della concentrazione e che possono consistere in azioni temporanee come il riposo fisico, la lettura, la conversazione, lo shopping... proprio queste possono essere le parti del museo dove maggiore è il grado di riconoscibilità del sistema: gli arredi da apprestare per la biglietteria, il banco di vendita e di esposizione del bookshop, il guardaroba, le sedute per le aree di soggiorno", (5) lo spazio per il ristoro.
Altrettanto importante, per l'immagine complessiva del sistema che si dispiega all'interno delle sedi museali e, all'esterno, nei luoghi topici degli itinerari, è il coordinamento della segnaletica e dell'apparato comunicativo in generale, ivi inclusa l'adozione di un logo e di una linea grafica ed editoriale.
Il Sistema, dotato di regole sancite dall'Ente pubblico (suggellate in genere da una convenzione), è basato sulla collaborazione tra soggetti pubblici e privati, operanti sia nel settore più propriamente culturale/educativo sia in quelli della produzione, del commercio e della finanza coinvolgono, nell'impresa di valorizzare la 'memoria', una gamma di interessi e competenze ad ampio spettro. Una delle peculiarità del modello diffuso è, per conseguenza, anche la capacità di sostenersi economicamente in maniera, se non esclusiva, tuttavia significativa. E' fin troppo nota l'inefficienza del modello assistenzialistico, per decenni responsabile in Italia di un funzionamento dei servizi - particolarmente quelli culturali -, nelle intenzioni aperto a tutti, nei fatti estremamente selettivo, perchè riserva la qualità per pochi luoghi 'di eccellenza' e scarse risorse a pioggia - ovvero fuori da un progetto - per le realtà cosiddette minori, come tali condannate a restare ai margini.
Un'ultima considerazione generale riguarda le opportunità di nuova occupazione qualificata che un insieme complesso di beni culturali e di attività come questo può sicuramente generare, sia sul versante della gestione e dei rapporti con il pubblico, che su quello della predisposizione degli allestimenti espositivi e della comunicazione in varie forme.
Nella documentazione che segue vengono presentate diverse tipologie di sistemi museali: due di essi sono tra gli archetipi, le 'pietre miliari' dell'innovazione museale volta a legare la conservazione della memoria storica al territorio (l'Ecomuseo di Le Creusot-Montceau-les-Mines e l'Ironbridge Gorge Museum); altre sono esperienze più recenti, che introducono elementi di precisazione della struttura (come i Nature Centers a servizio dei parchi naturalistici americani) o di arricchimento della tipologia 'a sistema' (i 'Parchi letterari'); altre infine illustrano diverse declinazioni dei sistemi museali in Italia, legate alla specificità dei contesti e delle risorse (il Parco della Val di Cornia, l'Ecomuseo dell'ardesia, la specificità ravennate, quella veneziana e quella senese, il Sistema museale del Lazio e della Toscana).
Il quadro che ne emerge indica da un lato, che l'approccio al museo come sistema di più luoghi in cui si ricompone l'identità storica può vantare esperienze consolidate e positive, dall'altro che il concetto di 'sistema' è abbastanza ampio da consentire soluzioni studiate ad hoc per le diverse realtà.
D'altra parte, la verifica da noi condotta presso varie Regioni e Provincie italiane, rivela che il processo di costituzione dei Sistemi Museali è ancora ampiamente in corso, nonostante che la legge di riforma delle Autonomie Locali sia in vigore da dieci anni: il che dimostra quanto complesso sia il compito di sintonizzare tra loro le diverse identità che convivono nel nostro Paese, e la conseguente necessità di gestire il processo con flessibilità e in modo dedicato.
Note
(1) Bruno Vecchio, Sistema dei Musei Senesi, introduzione al catalogo del Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga (SI), a cura di B. Vecchio - C. Capineri, 1999
(2) Fredi Drugman, introduzione a: "Il museo diffuso", seminario tenutosi presso il Dipartimento di Progettazione della Facoltà di Architetture del Politecnico di Milano nel 1980, dove la definizione appare per la prima volta; atti pubblicati in: HINTERLAND 21/22, 1982
(3) ibidem
(4) è inevitabile a questo proposito citare Marshall Mac Luhan: "la nuova strutturazione e configurazione elettrica della vita s'oppone sempre più agli antichi procedimenti frammentari e lineari e agli strumenti d'analisi dell'era meccanica. Si sta passando sempre più dallo studio del contenuto dei messaggi a quello del loro effetto totale. L'interesse per l'effetto anziché per il significato è una novità fondamentale dell'era elettrica in quanto l'effetto mette in gioco la situazione e non un solo livello d'informazione" (in: Gli strumenti del comunicare, New York 1964 - Milano 1974); ma anche Lewis Mumford, a proposito del villaggio globale: "... il villaggio era arrivato a un'estensione sociale e istituzionale di tutte le facoltà dell'uomo...L'era elettronica non può accettare la ridottissima marcia di una struttura centro-marginale del tipo che abbiamo conosciuto negli ultimi duemila anni del mondo occidentale...La nostra civiltà specialistica e frammentaria, con struttura centro-marginale, vede improvvisamente e spontaneamente tutti i suoi frammenti meccanizzati riorganizzarsi in un tutto organico. E' questo il nuovo mondo del villaggio globale" (in: La città nella storia).
(5) cfr. Bruno Vecchio, cit.