provincia lodihome

Musei e beni culturali del lodigiano

Pubblicazioni e documenti


IL SISTEMA MUSEALE DEL LODIGIANO. STUDIO PER IL TERRITORIO PROVINCIALE.

Sistemi Museali. Realizzazioni.


IL "NATURE CENTER" NELLA POLITICA DEI PARCHI AMERICANI: UN MODELLO DI CENTRO VISITATORI.



nature center


Il mondo anglosassone, particolarmente negli Stati Uniti, conta ormai una collaudata e ampia casistica di parchi naturalistici, definiti Nature Centers. In questa struttura, un ruolo cruciale svolge nell'orientamento alla visita, il Centro di accoglienza, che offre ai turisti la possibilità di scegliere l'itinerario desiderato all'interno delle vaste aree comprese nel parco, di conoscerne le strutture di appoggio, i luoghi di ristoro, i tempi di percorrenza etc. A questa struttura si riferisce la proposta, di seguito illustrata, di appoggiare le articolazioni del Sistema Museale del Lodigiano a quello che chiameremo 'Centro Visitatori'.
"Un Nature Center è formato da quattro elementi fondamentali: territorio, attrezzature, personale, programmi. All'interno di questo schema vi possono essere differenze considerevoli fra un centro e l'altro, per dimensione e complessità. Le risorse disponibili, naturali, umane ed economiche, determineranno il carattere specifico di ciascun centro...
Il territorio
... Idealmente un Nature Center contiene i caratteri della flora e della fauna, delle risorse idriche e geologiche, gli habitat tipici della vita naturale della regione in cui è situato, nei limiti in cui l'area disponibile lo permette; più esso rispecchia i caratteri della regione, più sarà interessante, comprensibile ed apprezzato dai visitatori...
... La dimensione di un Nature Center dipende sia dalle disponibilità e dal costo del terreno, sia dal numero di visitatori che si prevede ne usufruiranno. I Nature Center più riusciti variano da una dimensione di 50 acri fino a più di un migliaio di acri. Recenti rapporti conoscitivi dei N.C. con una quantità di visitatori che varia da diverse migliaia a diverse centinaia di migliaia di unità per anno, indicano che 200 o 300 acri sono il minimo necessario.
Le attrezzature
Edifici e altre attrezzature di dimensione adeguata sono essenziali per il successo di un N.C. L'Interpretative Building o Centro Visitatori è il nucleo principale delle attrezzature del centro: esso contiene esposizioni, libreria, biblioteca, uffici, spazi di sosta, sala per riunioni. Per numerose ragioni, inclusa la manutenzione e la sorveglianza, è opportuno che vi siano al suo interno una o più residenze per il personale e le loro famiglie, se i caratteri del sito lo permettono.
Strutture di osservazione, costruite ai margini di uno stagno o di una palude, aumentano le capacità attrattive e l'utilità del Centro.
Altre attrezzature sono costituite da costruzioni di deposito e di servizio, da diversi sentieri, da pannelli didattici e vetrine espositive all'aperto. Può anche essere prevista la presenza di alcuni esemplari di fauna locale che possono essere tenuti in cattività quali pesci, rettili, anfibi.
Essenziali sono una buona strada di accesso e un parcheggio bene attrezzato, pavimentati di ghiaia o asfaltati.
Può sembrare che tutte queste attrezzature nel loro insieme costituiscano una rilevante intrusione nell'ambiente. Tuttavia, se attentamente progettate e dislocate, esse non disturbano né alterano i caratteri naturali, tanto più se occupano solo una piccola parte dell'area complessiva di un Nature Center.
Il personale
Il successo o il fallimento di un N.C. possono dipendere dalla qualità dei suoi addetti. Un grande N.C. ha bisogno di un direttore specializzato, di uno o più assistenti naturalisti, di un segretario e di un supervisore. Allo staff dei naturalisti è affidata la responsabilità di identificare, descrivere e interpretare le specificità naturali presenti nell'area; essi devono predisporre un largo numero di programmi che attraggano i potenziali visitatori: gruppi familiari di tutte le età, clubs, scouts, scolaresche, insegnanti, amministratori e uomini d'affari, personalità...
Il programma
... Molti dei programmi e delle attività si svolgeranno all'aria aperta. Possiamo imparare da filmati, libri, registrazioni e altri media, ma l'esperienza della natura la possiamo acquisire solo se siamo immersi in essa...
Ogni comunità avrà le sue priorità. Esse si riflettono nel tipo di programmi predisposti nel suo Nature Center...
Un Nature Center è più che un semplice parco o un luogo di ricreazione o un museo. Collocato in una comunità moderna dove il lavoro dell'uomo tende a oscurare le altre specie viventi, cui egli è tuttavia collegato, le sue attrezzature e le sue attività si rivolgono esclusivamente all'interpretazione della natura. L'accento è posto sull'uomo visto come parte di, e non come separato dal sistema naturale che determina tutta la vita su questo pianeta". (6)
Se il N.C. è pensato per la fruizione di una realtà naturalistica, è tuttavia possibile adatterne la struttura a territori antropizzati in varie forme.

CALIFORNIA CITRUS STATE HISTORIC PARK.



citrus park

Interessa documentare, di questo esempio, il sistema di luoghi attrezzati che all'interno del parco orientano la visita e la guidano attraverso le diverse aree di interesse, ovvero la concreta realizzazione di un Nature Center.
Citrus Park è 'un significativo esempio di museo a scala territoriale che coniuga gli aspetti di conservazione e valorizzazione di un paesaggio agrario storico con quelli di sperimentazione scientifica ed agronomica'.
Situato nella California meridionale a Riverside, il parco è sorto per documentare la storia economica e del paesaggio di una regione che fu centro dell'agrumicoltura californiana dal 1870 circa fino alla Seconda Guerra Mondiale. L'intenso sviluppo agricolo su scala industriale subì un brusco arresto a causa della diffusione di una malattia delle piante, cui sopravvenne la concorrenza degli agrumi prodotti in Florida.
'Proprio allo scopo di conservare l'agrumicoltura californiana, di notevole importanza storica ed economica, di valorizzare un paesaggio di interesse culturale e di incentivare la sperimentazione scientifica, il parco è sorto a Riverside, su iniziativa dello Stato della California...
Il parco comprende 180 acri di agrumeti storici, attivi e produttivi; 20 acri di agrumeto di nuovo impianto, luogo di sperimentazione botanica e scientifica gestito dalla State University of California; percorsi tematici e didattici oltre a una zona attrezzata per i visitatori.
La porzione centrale del parco, ianugurata nel 1993, è definita dal progettista "un parco nel parco", pensata come un parco pubblico degli anni '20: un'area attrezzata che nel disegno degli edifici e nella sistemazione paesistica vuole riprendere i caratteri tipici dell'architettura locale d'inizio secolo. In questa zona sono state previste aree di sosta, spazi per pic nic, olgtre a un centro di accoglienza, l'anfiteatro, connesso mediante un pergolato a un giardino di impianto formale e a un gazebo, luogo ideale per congressi, incontri, manifestazioni espositive, ricevimenti e matrimoni. E' inoltre previsto un centro di orientamento con un museo, una stazione di cernita, imballaggio e spedizione delgi agrumi prodotti nel parco, un campo di lavoro, la costruzione di un ristorante in una tipica residenza di un proprietario terriero d'inizio secolo e un arboretum.
Il progetto dimostra una particolare attenzione alla salvaguardia della coltura e della cultura degli agrumi, che hanno caratterizzato in modo determinante lo sviluppo della città e della regione, sottolinenando la necessità di valorizzare (mediante un percorso didattico) non solo gli edifici storicamente connessi all'agrumicoltura... ma l'intero paesaggio...
Il sito vuole contemporaneamente porsi sia come luogo didattico e museale, che presenta la storia dell'agrumicoltura e della gente che ne rese possibile lo sviluppo, sia sottolineando la necessità di salvaguardare e valorizzare questo paesaggio, sia come luogo produttivo, azienda agricola e sperimentale all'avanguardia. La possibilità di utilizzare continuativamente e di affittare le strutture dell'anfiteatro per manifestazioni pubbliche e ricevimenti implica una resa economica: il parco vuole infatti risultare una struttura economicamente redditizia, un'importante risorsa statale'. (7)

citrus park

Appare interessante l'illustrazione di alcuni sistemi museali italiani organizzati su base territoriale o su base tematica, adottando tuttavia un taglio diverso dalla più tradizionale base provinciale o tipologica, un taglio che consista non solo nel coordinare l'esistente, ma anche nell'instaurare nuove forme di relazione e inventare tagli di lettura capaci di esprimere in modo pertinente le diverse realtà.

PARCO CULTURALE COMPRENSORIALE DELLA VAL DI CORNIA (LI).



Un pool di Comuni della provincia di Livorno si è in anni recenti consorziato per dare vita a un organismo territoriale organizzato su sei poli, ognuno dotato di una peculiare identità, con l'obiettivo di valorizzare le risorse naturali e culturali dell'area, creando sinergie tra le aree costiere, di maggiore afflusso turistico, e le interne, più defilate dai grandi circuiti ma altrettanto ricche di luoghi di interesse.

parco val di cornia

Il Parco Comprensoriale è una iniziativa originale per una politica di gestione complessiva dei Beni Culturali dell'area, nata dalla collaborazione tra la Regione Toscana, lo Stato, l'Unione Europea, gli Enti Locali e l'Università di Siena. E' gestito da una società mista ( la Parchi Val di Cornia s.p.a.), costituita nel 1993 dai Comuni interessati e da soggetti privati: un organismo agile, sensibile ai problemi occupazionali del bacino di utenza dove opera.
Le sei realtà che concorrono a formare il Parco Comprensoriale sono: il Parco forestale di Poggio Neri (Sassetta), dove domina il bosco incontaminato di castagni, lecci e querce, abitato da caprioli e cinghiali; il Parco costiero di Rimigliano (San Vincenzo), dove la vegetazione mediterranea si mostra in un'eccezionale varietà, dalla sabbia alle dune alla macchia alla foresta dominata dal leccio, dalla sughera e dal pino; il Parco archeominerario di San Silvestro (Campiglia Marittima), che collega gli straordinari ambienti della miniera del Temperino con il castello medievale della Rocca di San Silvestro, sorto e fiorito sull'attività estrattiva; il Parco archeologico di Baratti e Populonia (Piombino), dove il promontorio e il golfo fanno cornice ai resti di una città etrusca. La necropoli monumentale lambita dal mare, le tombe scavate nella roccia di un'antica cava, documentano una civiltà antica, fiorita anch'essa sulla lavorazione del ferro proveniente dall'Elba; il Parco naturale di Montioni (Suvereto): nel cuore del parco i segni dell'uomo -pastori, cacciatori, taglialegna, carbonai- emergono dai resti delle cave di allume e del villaggio minerario di epoca napoleonica; infine il Parco costiero della Sterpaia (ancora Piombino), rara foresta umida sopravvissuta al disboscamento, tipica dell'antico paesaggio litoraneo della Maremma. Pure nella diversità del merito, tutti i sei parchi sono organizzati in modo omogeneo: un adeguato parcheggio accoglie i visitatori evitando qualsiasi rischio di congestionare la circolazione locale; una mappa generale del sito indica da subito gli itinerari proposti, la loro durata e in sintesi il contenuto del percorso; nel centro di accoglienza, uno staff di guide aiuta a scegliere gli itinerari della visita e accompagna i turisti. Vi è annessa una mostra illustrante gli aspetti storici, naturalistici, scientifici del parco, con supporti anche audiovisivi; comprende la biglietteria, ricca documentazione a stampa, e uno shop. In prossimità di questo edificio sono collocate strutture di ristoro, che offrono la possibilità di uno spuntino anche al sacco, ma anche di concedersi una sosta al ristorante del parco.
Un approccio estremamente rigoroso alle informazioni esposte in mostra, si associa sempre a presentazioni di facile lettura e di curata qualità grafica.

PARCO LETTERARIO.



Tipologia di coniazione relativamente recente (1994), nata con l'obiettivo di indurre nuove opportunità di sviluppo nei territori sostenendo in modo innovativo la produzione turistica e culturale, sono anzitutto intesi come luoghi dell'ispirazione di grandi autori e autrici. Ai nostri fini, interessa rilevare come, in questo caso, la nozione di "parco" si identifichi largamente con quella di "sistema" di luoghi di interesse storico e ambientale, governato da un'organizzazione con compiti promozionali.
I Parchi Letterari "sono individuati come forma organizzativa per la conoscenza, la diffusione e valorizzazione turistica dei riferimenti e delle stratificazioni culturali, civili e sociali esistenti a livello locale e che sono state trasposte e divulgate in forma letteraria. Attraverso i Parchi Letterari tali riferimenti potranno diventare oggetto di interventi finalizzati a promuovere una fruizione diversificata del territorio grazie a un insieme articolato di investimenti, attività culturali, iniziative imprenditoriali per la produzione di beni e servizi.
Il progetto del parco letterario comprende le seguenti fasi minime:


  1. logotipo del parco
  2. supporto delle targhe illustrative dei luoghi del parco
  3. targa/tipo di illustrazione dei luoghi
  4. supporto delle frecce di indicazione direzionale
  5. segnaletica direzionale/tipo
  6. segnaletica orizzontale degli itinerari del parco: segnavia


parco tomasi
parco tomasi supporto targa
parco tomasi targa
parco tomasi supporto frecce
parco tomasi segnaletica
parco tomasi segnavia

progetto di segnaletica per il Parco Letterario "Giuseppe Tomasi di Lampedusa" - comune di Palma di Montechiaro (AG), Fulvia Premoli e Beatrice Servi -architetti, Maurizio Corti - grafico, 1999

Funzionali al Parco saranno dunque:



Ad oggi sono stati realizzati circa una decina di Parchi Letterari in Italia, tra cui quelli intitolati a Grazia Deledda (Sardegna), Giosuè Carducci (Toscana), Cesare Pavese (Piemonte), Eugenio Montale (Liguria), Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Sicilia). (8)

ECOMUSEO DELL'ARDESIA.



Mutuando da esperienze europee l'idea di connettere in un sistema territoriale i luoghi di un'attività produttiva di antichissima tradizione, questo museo lega in un itinerario storico i punti fondamentali della propria struttura.
L'idea nasce alla fine degli anni '80, come proposta di 'un museo a tappe', "un insieme di sezioni o itinerari turistico-culturali volti a valorizzare le realtà locali. Non un museo nel senso classico del termine, dunque, ma piuttosto un intero territorio da interpretare, attraverso opportune chiavi di lettura, come sistema culturale".
Il progetto - presentato ufficialmente alla Comunità Montana di Fontanabuona (provincia di Genova) nel 1994 - si basa sull'idea, maturata nella politica museale italiana degli anni '80, dei beni culturali intesi come 'giacimenti', non solo di risorse culturali, ma anche di risorse economiche; una strada originale per trasformare la conservazione del patrimonio storico da dovere civile spesso isterilito in onere economico per la collettività (con i relativi corollari di insufficiente cura e conseguente degrado), in occasione per valorizzare producendo occupazione a diversi livelli.
L' 'itinerario-ardesia' offre la possibilità di "comprendere grado per grado il mondo dell'ardesia, componendo a proprio piacimento un accattivante percorso di visita". Le sei tappe raccontano, "ciascuna a modo suo e con i mezzi più appropriati, la secolare vicenda della pietra nera". Eccole:
1. Il Museo dell'Ardesia a Ferrada di Mocònesi. Ha sede in un edificio moderno il cui portico, costruito con pilastri e copertura in ardesia, presenta una tecnica tradizionale di realizzazione della copertura "a ciappe". Un'esposizione permanente presenta l'ardesia in ogni aspetto: dalla formazione litica alla geologia della Fontanabuona, dalle tecniche di lavorazione agli impieghi documentati negli scavi archeologici; dall'architettura medievale a oggi, attraverso un repertorio di testimonianze artistiche e utilitarie: tetti, rivestimenti e pavimenti, portali e seggi, elementi architettonici di varia tipologia (scale davanzali nicchie stipiti architravi), oggetti funzionali di varia tipologia (trogoli da olio e acqua, coperchi, tavoli...), fino all'artigianato moderno e al design: vere e proprie testimonianze di una "cultura dell'ardesia" del tutto originale.
2. La "Cava-Teatro" ad Aveno di Tribogna. "Uno straordinario scenario di ardesia, una parete variamente articolata, resa ancor più dinamica dalla sua conformazione geometrica, disegnata dal taglio squadrato delle macchine. La cava, dismessa e a cielo aperto, si affaccia su un ampio piazzale, ideale per l'allestimento di spettacoli all'aperto". Nella zona, dove sono presenti anche affioramenti superficiali di ardesia, si sviluppò una prima attività di estrazione, anche favorita dalla vicinanza all'approdo di Recco, donde il materiale poteva essere trasportato fino alle navi per Genova e altrove.
3. Cava e Laboratorio a Cornia di Mocònesi. Si tratta di una cava dismessa con annesso laboratorio, costituito da un unico grande vano con muratura in ardesia. Il luogo è stato scelto come sito museale sia per le possibilità di fruizione e accessibilità, sia perché vi è possibile illustrare contemporaneamente una fase relativamente recente della escavazione, ormai meccanizzata, e la tecnica di estrazione "a terra", eseguita dall'alto verso il basso (contrapposta a quella "a tetto", più faticosa e insalubre, praticata altrove).
4. Il Centro Commerciale a Chiapparino di Cicagna. E' ricavato in un complesso industriale dismesso, datato alla fine del XIX° secolo. La struttura portante è ovviamente in ardesia (scarti legati con malta), così come la copertura in lastre. Vi sono rappresentate le produzioni tradizionali e moderne delle diverse ditte oggi attive nel settore, sia attraverso l'esposizione dei prodotti, sia nell'annesso showroom.
5. Cava e Laboratorio a Isolona di Orero. Articolata su tre livelli, i più superficiali oggi dismessi, il più profondo ancora in funzione, questa cava consente di percepire tre momenti storici della estrazione dell'ardesia. I visitatori accedono direttamente al secondo livello, nella galleria un tempo scavata a piccone, dove sono conservate le attrezzature per il trasporto dei blocchi all'esterno: bighi di castagno uncinati, sostegni in legno, rotaie per i vagoncini. Il percorso si conclude nella balconata affacciata sulla cava sottostante, ancora attiva e scavata a macchina.
6. I sentieri dell'ardesia a San Salvatore di Cogorno. Si tratta di due antichi percorsi delle portatrici di ardesia, disposti ad anello tra la basilica dei Fieschi alla zona di estrazione del monte Sangiacomo. Le donne trasportavano un carico di sessanta/settanta chili a ogni viaggio. Il percorso è punteggiato di segni della cultura dell'ardesia: entrate alle cave, tracce di cave a cielo aperto, manufatti in ardesia (scalinate, vasche, mensole per il sostegno dei pali da vigna, murature) e, al culmine del percorso, l'ineguagliabile panorama del Tigullio.

SISTEMA MUSEALE DEL LAGO DI BOLSENA.



Si tratta di uno strumento mediante il quale l'Ente locale attua la cooperazione e l'integrazione museale, nonché la qualificazione e lo sviluppo dei servizi nella promozione del patrimonio insediato nel proprio territorio: fondamentale è quindi la partecipazione di ogni struttura museale o espositiva sia pubblica che privata operante nello stesso ambito territoriale.
Alla realizzazione del Sistema di Bolsena sono stati indirizzati importanti investimenti da parte della Regione Lazio, facenti capo a leggi ordinarie e straordinarie, la cui sinergia ha finora consentito il recupero di edifici, da destinare a sedi museali, di notevole interesse storico-artistico, contribuendo così anche a riqualificare la fruizione dei centri storici. In questi ultimi anni l'attenzione si è spostata sugli allestimenti museali, che si è cercato di impostare tenendo conto di una fruizione sia colta sia di massa, secondo criteri scientifici dal punto di vista della didattica e moderni nella scelta delle formule. Il Sistema ha inoltre costituito il nucleo di partenza per un programma più ampio dal punto di vista territoriale ma anche per l'insieme delle materie trattate. Nel 1996 è stata infatti avviata la programmazione coordinata nei settori "Ambiente - Cultura - Turismo" nell'alta Tuscia, l'area compresa fra le città di Tarquinia, Viterbo e orvieto, composta di 22 comuni e coincidente con un territorio interessato da discreti flussi turistici. Il potenziamento e il coordinamento dei servizi culturali turistici favorirebbe un processo già avviato da alcuni anni, con conseguente ricaduta occupazionale.
I comuni attualmente coinvolti nel Sistema Museale del Lago di Bolsena sono: Acquapendente, Bagnoregio, Bolsena, Farnese, Gradoli, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Latera, Montefiascone e Valentano. Si tratta di strutture di varia tipologia, tutte gravitanti in area omogenea sotto il profilo storico culturale, coordinate fra loro in maniera tale da essere in grado di rappresentare la storia del comprensorio nei suoi vari aspetti.

Note (6) (da: R.J.Kordish, F.Graham, jr. "The Community Nature Center, a Sanctuary for Wildlife and People", trad. it. di L. Scazzosi, in: "I luoghi del museo. Tipo e forma fra tradizione e innovazione", Roma 1985 ).
(7) stralci da: A. Cazzani "Citrus Park a Riverside, California. La conservazione di un paesaggio agrario storico", in ABITARE n. 357, dicembre 1996
(8) stralci dal testo del Bando: "Crea il tuo Parco Letterario. Un destino bello e antico ti chiama. Concorso di idee per la selezione delle proposte di Parchi Letterari", sovvenzionato dalla UE nell'ambito del QCS Italia Obiettivo 1994/1999, Asse 3.1: "Incentivi agli investimenti turistici"

avanti